8 italiani su 10 si fidano del chirurgo

Otto connazionali su 10, ripongono molta (18%) o abbastanza fiducia (62%) nel chirurgo. E anche se alle spalle hanno avuto qualche brutta esperienza, a sorpresa continuano a fidarsi di lui (60%). Sono alcuni dei risultati di una indagine realizzata dall’Ispo e presentata oggi a Roma, nel corso della conferenza per il X Convegno di primavera della Società italiana di chirurgia (Sic), in programma a Catania dal 6 all’8 maggio.
Dai dati della ricerca emerge, tra le altre cose, che 4 italiani su 10 vorrebbero un chirurgo più ‘umano’ e attento alla comunicazione con il paziente. Ma, tra luci e ombre del Sistema sanitario nazionale, i chirurghi si guadagnano senz’altro il loro posto al sole. Anche se, accanto alla fiducia di base, resta tra i connazionali qualche preoccupazione sul loro operato.
Il 57%, ad esempio, teme che i chirurghi tendano a rimandare l’operazione per tutelarsi dal rischio di denuncia, il 49% che operino anche quando non necessario, il 46% che pensino più a tutelarsi dal rischio medico-legale che alla salute del paziente. E non è un caso che oltre l’80% degli italiani si dichiari molto informato sul rischio denuncia per i chirurghi.
Del resto, riconoscono gli stessi vertici della Sic riuniti oggi a Roma, la medicina difensiva esiste e finisce per gravare soprattutto sulle casse, spesso in affanno, del Ssn. Complice “una legislazione arcaica, ferma agli anni ’30″, sottolinea Rocco Bellantone, segretario generale della Sic.
Ma al di là di paure e timori, gli italiani si fidano del chirurgo. E se la percentuale di chi confida nel camice bianco con bisturi scende tra quelli che hanno avuto qualche brutta esperienza, “siamo portati a pensare – spiega Enrico De Antoni, presidente della Sic – che la delusione sia più legata al sistema in sé che al nostro operato, connessa probabilmente alle strutture e a tutto quel che ruota attorno a un intervento”, precisa.
“Il nostro – fa notare il numero uno della Sic – è infatti un sistema universalistico”: per garantire cure a tutti è necessario sforbiciare i costi, “e se non si fanno ristrettezze sulle tecnologie impiegate, come nel caso della sanità italiana, spesso è l’organizzazione a risentirne, soprattutto sul fronte alberghiero”. Gli italiani, comunque, confidano nella sala operatoria e si mostrano informati sulle principali tematiche legate alla chirurgia. A saperne di più, evidenzia la ricerca targata Ispo e condotta su 800 connazionali, sono soprattutto i più giovani e i 45-54enni, gli studenti e i meno istruiti. A sorpresa, si dichiarano meno informati i laureati e i 25-32enni.

















































