Italiane divise tra ritoccate e naturali

“Da una parte le ritoccate, purtroppo molto spesso ben riconoscibili e con tratti improbabili, dall’altra le naturali. Il problema è che, se le cose andranno avanti così, tra 10 anni la situazione è destinata a peggiorare: la tendenza ormai è quella di cercare l’artificio come forma per distinguersi. Con un effetto ‘caricatura’ in agguato”. Parola di Pierpaolo Persichetti, primario di chirurgia estetica e ricostruttiva dell’Università Campus Bio-Medico di Roma.
Insieme al collega della Sapienza Nicolò Scuderi, oggi pomeriggio Persichetti interverrà al un incontro a Roma su ‘La Bellezza tra consumo e comunicazione’, per fare il punto sulla questione. “In tv, ma anche sui giornali – dice all’Adnkronos Salute – trionfano icone della bellezza innaturale”. Presentatrici e donne di spettacolo all’improvviso sfoggiano zigomi rigonfi, labbra a palloncino, seni che sfidano la forza di gravità e fronti ‘bombate’ dalle troppe punturine, sdoganando di fatto i ritocchi estremi. “Oggi le pazienti del medico estetico e del chirurgo plastico non sono più tali, ma piuttosto delle clienti che chiedono con forza un certo tipo di intervento, senza pensare a quanto armonico possa essere adesso, o fra qualche anno”.
Così pullulano già ‘bambole’ di plastica, “che sembrano soddisfatte del loro apparire, anche se sono prive di contatto con la realtà. E’ il caso delle labbra a canotto, che pure se improbabili continuano ad essere richieste”. Secondo Persichetti il problema è profondo, culturale. “Non si è più attenti all’evoluzione filosofica e personale di sé, quanto all’apparire fine a se stesso, dal momento che l’aspetto esteriore nel mondo di oggi può essere motivo di crescita sociale. Un modo per esercitare potere e appeal. Per dire agli altri che si è superiori: non si combatte per la sussistenza, ma per l’apparenza”. Così la squadra delle ‘rifatte’ è allegramente inconsapevole dell’effetto che provoca a un occhio critico o almeno attento. “E non si chiede cosa accadrà fra qualche anno, quando a 70-80 anni si dovrà girare con quelle labbra a palloncino”.
E in futuro? Ci attendono generazioni di nonne siliconate e mostruosamente lisce, magari in bikini per sfoggiare l’ultima liposuzione? Lo spettro, dice Persichetti, è quello di “icone artificiose e caricature quasi aliene”. Ecco perché gli esperti che si riuniscono oggi a Roma evidenziano l’importanza di un’inversione di tendenza. Che inizi negli studi medici. “Ci siamo interrogati sulla bellezza, nell’arte e nella storia, sull’armonia del volto e del corpo”. Perché, spiega Persichetti, “occorre rieducare al gusto, riportare l’attenzione su ciò che vale veramente”. Ma anche insegnare ai giovani medici a dire no alle richieste estreme.
“Se c’è un disagio – insiste – dobbiamo imparare a comprenderne l’essenza e capire se c’è un modo per aiutare, senza che si generi in futuro un disagio maggiore”, raccomanda l’esperto. Insomma, sta agli specialisti aiutare le pazienti e i pazienti che sempre più spesso si rivolgono al chirurgo a riscoprire “il senso della misura e dell’armonia. Il medico, nel corso dei secoli, ha svolto sempre questo ruolo di elemento di discernimento. E deve tornare a svolgerlo”.
Insomma, non più clienti, ma di nuovo pazienti da informare e aiutare. “Perché noi dobbiamo e vogliamo dire no a richieste improbabili, e guidare verso una ricerca di armonia, formando anche – conclude l’esperto – le nuove generazioni di medici”. In grado di ‘ritoccare’ i volti femminili e maschili in modo discreto e armonioso. Per un risultato finalmente naturale.

















































